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PRESENTATO IL FILM DI SOLDINI
"GIORNI E NUVOLE"
Quando manca il lavoro
di Giuseppe Trabace


 

(scheda)

Un film amaro, fortemente drammatico perché affronta problemi veri della nostra società con un’impronta di realismo fino ad ora quasi sconosciuta ad un delicato regista qual ‘è Silvio Soldini. La sceneggiatura firmata dallo stesso regista, da Doriana Leondeff, Francesco Piccolo e Federica Pontremoli, non risparmia lo spettatore dalla descrizione crudele della progressiva discesa agli inferi di Michele e delle sofferenze di Elsa lasciata sola a combattere con la vita. Il film durra 116 minuti. Sono troppi, la sceneggiatura, pur apprezzabile, appare ridondante e si sofferma su particolari forse superflui. In fase di montaggio non sarebbe stato errato sforbiciare alcune sequenze. La macchina da presa, sotto la direzione “ amorosa “ di Soldini, indaga, senza troppi complimenti, sull’interiorità della coppia nell’obiettivo di coglierne le incertezze, le difficoltà senza peraltro chiudere la porta ad una qualche speranza. Il risultato complessivo è confortante. A quest’ultimo contribuiscono, in modo diremmo abbastanza decisivo,  le performances dei due attori protagonisti. Antonio Albanese – eccellente comico in origine - conferma le sue doti di attore drammatico; qualità che l’attore esalta con il suo volto corrucciato, apparentemente poco mobile, ma che riesce a dare sensazioni non superficiali, meglio intense, in uno spettatore che percepisce il disagio del personaggio di Michele. Margherita Buy offre un ritratto a tutto tondo di una signora sensibile e raffinata, ferita dall’improvvisa “ povertà “, ma che sa rimboccarsi le maniche al momento giusto. Tra i due eccellenti attori prevale di un’incollatura Albanese. Sullo sfondo ben disegnati i personaggi di contorno, con una citazione doverosa per Giuseppe Battiston, bonario operaio che soffre da un diverso punto di vista il dramma della disoccupazione.
Un film da vedere in una giornata piena di sole e di speranza…….Un po’ di tristezza alla fine della proiezione rimane.
 

E’ primo mattino. Elsa matura signora alto borghese, restauratrice appassionata di opere d’arte appena laureata, gira per il suo elegante appartamento e scopre nello studio il marito Michele, da sempre a  fuori a quell’ora alle prese con il suo lavoro di piccolo industriale. Dopo qualche esitazione l’uomo le spiega che da due mesi, per dissensi sul lavoro, è stato licenziato dai due soci di quell’azienda che lui di persona ha fondato alcuni anni prima. Afferma di essere già alla ricerca di un lavoro adeguato al suo ruolo e che presto tutto tornerà come prima. La moglie coglie la tensione del suo uomo, rimane sconcertata però intuisce che sarà dura la lotta per uscire da questa situazione. Questa una delle prime scene del film “ Giorni e nuvole “ di Silvio Soldini,  in cui attraverso i due personaggi del marito e della moglie, abituati ad un alto tenore di vita, si pone in particolare rilievo il tema scottante del cinquantenne affermato sbalzato fuori di colpo dalle certezze del suo lavoro importante con gli inevitabili riflessi esistenziali.

            La storia continua con un Michele che si impegna con rabbiosa determinazione a trovare un lavoro ma, nonostante i tanti colloqui da cui traspare la diffidenza dei suoi interlocutori,. si rende conto che le scarse ed incerte offerte di lavoro riguardano ruoli molto al di sotto della sua preparazione. In breve tempo la situazione economica della famiglia precipita, i conti sono in rosso, si mette in vendita il bel appartamento dove i due vivevano, si trova una modesta abitazione da ristrutturare, Elsa abbandona il suo hobby di restauratrice e si adatta a lavorare in un call center a 500 Euro mensili. Michele è frastornato, accetta lavori giornalieri di bassa qualità, inizia una fase di depressione. Tenta di uscirne. Assieme a due ex dipendenti disoccupati  ristruttura appartamenti nella zona periferica in cui abita. Un lavoro umile ma per lui può significare una via di uscita. Anche questo tentativo fallisce in quanto i suoi due amici trovano un lavoro. Ora è solo con i suoi problemi irrisolti, la depressione incalza, passa le giornate a letto mentre la moglie, più solida di lui,  regge la situazione pur nella sofferenza e trova un lavoro più gratificante. All’interno della coppia i dissapori crescono. Michele rimprovera alla moglie una scarsa comprensione, Elsa accusa il coniuge di incapacità e di egoismo. Arrivano ai ferri corti, litigano violentemente, l’uomo va via di casa e ripara dall’unica figlia ventenne da tempo indipendente. Entrambi sono affranti, non sanno cosa fare. Michele di nascosto segue Elsa che ritorna sul luogo amato del suo lavoro di restauratrice. Ammira un affresco venuto alla luce dopo tanto lavoro, il marito le è accanto. Forse, dopo la tempesta, Michele riesce a comprendere come quella compagna di vita non si è tirata indietro, ha lottato per tutti due. Forse riuniti  riusciranno ad uscire dal tunnel.

 

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