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ESCE  A ROMA L’ORIGINALE FILM “TRUMAN CAPOTE“

UNO SCRITTORE A NUDO

di Giuseppe Trabace

 

Perry, l’omicida condannato a morte, si sente abbandonato da quell’intellettuale affermato che è lo scrittore americano Truman Capote, cerca di comprenderne la crudeltà. Truman pare quasi assente, eppure intuiamo che profondo è il suo nevrotico imbarazzo. Questa una delle scene più significative del film “ Truman Capote “, una storia vera in cui si scandaglia in profondità nelll’animo di questo scrittore che persegue l’obiettivo del successo ad ogni costo ricevendone in cambio una desolata insicurezza.
Siamo a New York nel 1959. Truman Capote, affermato scrittore, omosessuale disinibito, frequentatore assiduo del jet set, legge sui giornali di un efferato omicidio avvenuto nel Kansas. Una famiglia di pacifici coltivatori, composta di quattro persone, è stata sterminata nella propria fattoria a colpi di fucile. Capote vede in questa brutta storia la possibilità di scrivere un romanzo innovativo in cui,adottando le tecniche usuali della scrittura, vengano raccontati fatti della realtà giornaliera che si soffermano su un humus sociale tranquillo che viene violentato dalla brutalità di assassini amorali. L’intellettuale si reca nel Kansas, abilmente si inserisce in quella società rurale, stringe amicizia con i funzionari della polizia, è sul posto allorché i due assassini vengono individuati e catturati. Segue lo sbrigativo processo che si conclude con la condanna a morte degli assassini. Dei due lo attira Perry che ha volto ed espressioni di una persona “ normale “.. Gli dice con “ sincera ? “ partecipazione di avere sofferto anche lui un’infanzia difficile, entra in confidenza con lui, fornendogli anche un avvocato di grido. All’inizio lo muove l’ambizione di scrivere un romanzo in cui prevalga una visione oggettiva della vicenda ma non sia assente la voglia di scoprire in Perry una umanità che i fatti smentiscono. Con gli anni che passano per i continui rinvii dell’esecuzione capitale quel sentimento positivo si offusca nello scrittore. Truman intitola il romanzo “ A sangue freddo “, pensa ad elaborare la sua storia ed a ricavarne i profitti più lauti e per tale motivazione Perry si trasforma per lui in uno strumento da sfruttare senza troppi scrupoli. Alternando blandizie e durezze Truman riesce a far dire alla sua “ vittima “ tutti i particolari della mattanza. Nascerà un’opera memorabile ma in cui è quasi assente l’umana pietà per i colpevoli..Lo scrittore è stanco e ferito da sensi di colpa, sono passati sei anni dal delitto e lui non aspetta altro che i due vengano giustiziati. per porre la parola fine al suo romanzo. Ormai la triste sorte dei due si sta concludendo, Truman è travolto dalla consapevolezza di essersi comportato nei confronti di Perry da approfittatore. Vive rintanato nella sua stanza sfuggendo quella società che pure ama tanto. Non riesce a sottrarsi alla richiesta di Perry di incontrarsi per l’ultima volta A fronte di un Perry che lo giustifica pur avendo compreso la sua doppiezza Truman scioglie la sua maschera di cinismo e le lacrime inondano il suo volto. Assisterà , suo malgrado, all’impiccagione di Perry. I titoli di coda del film ci illustrano lo straordinario successo di critica e di pubblico che avrà il romanzo. Truman Capote, che all’epoca aveva 41 anni, non scriverà altri romanzi e morirà nel 1984 alcolizzato.
Film intenso che si sofferma non più di tanto sulla vicenda di cronaca nera. La sceneggiatura efficace, senza calligrafismi superflui, di Dan Futterman punta su una indagine psicologica a tutto tondo sull’uomo Capote. Lo scrittore che a New York, calato nel suo mondo, si imponeva per le sue battute al fulmicotone, per l’eccentricità dei suoi modi, nel corso degli anni, man mano che porta avanti il suo romanzo disvela un lato oscuro che in un certo senso lo perseguita e che alla fine, almeno in parte, trionferà negativamente su di lui.. La regia di Bennett Miller si attiene a tale scrittura e pare seguire passo passo i problemi psicologici del protagonista, usando spesso con abilità la tecnica del primo piano sui volti di Truman e di Perry. Risulta evidente che una storia di questo tipo richiede l’ausilio essenziale di un attore che riesca a trasmettere allo spettatore la poliedricità di atteggiamenti del protagonista Philip Seymur Hoffman si adatta in modo straordinario al ruolo.Si guardi al suo modo di muoversi, di parlare,di atteggiarsi- rivelando le sue tendenze gay- nella parte mondana del suo personaggio. Si noti anche come l’attore nel progressivo svolgersi della trama riesca a comunicare con verismo non facile quelle contraddizioni del modo di essere di Capote che in buona parte incideranno gravemente sulla vita futura dello scrittore. Hoffman è candidato all’Oscar per questo film. Pur non avendo visionato gli altri attori candidati all’ambita statuetta, possiamo affermare che l’attore fornisce un’interpretazione del tutto meritevole del premio. Convincente è l’attrice Catherine Keener nel ruolo della scrittrice Harper Lee, amica d’infanzia di Truman che non nasconde le sue perplessità sugli atteggiamenti egoistici dello scrittore nei suoi rapporti con Perry- Adeguati tutti gli altri interpreti.
Film da vedere per chi è interessato ad approfondire i recessi, a volte nascosti, del cervello umano.

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