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Rione di Sant'Angelo - XI

1. Agosto 2008


La Mole Adriana domina il Tevere e questo Rione ha assunto il nome dal Santo Angelo che la sovrasta e sembra proteggere tutto il territorio sottostante e il ponte omonimo, attraversando il quale si raggiunge la piazza di San Pietro. Dopo il suo Mausoleo, l’imperatore Adriano fece costruire anche il ponte Elio per poter raggiungere sia la Mole che i Giardini di Domizia che era solito frequentare quando si trovava a Roma.
Il ponte ricalcante quello antico, fu risistemato parecchie volte e sempre più abbellito con l’aggiunta dei monumenti che lo resero più importante e rappresentativo della Fede cristiana. Nel 1277 Clemente VII vi fece apporre le statue in marmo frigio. Le prime due rappresentano gli Apostoli Pietro e Paolo, all’imboccatura verso la città, (la prima scolpita da Lorenzetto l’altra da Paolo Romano) e, lungo il ponte, quelle del Bernini recanti i simboli del martirio di Cristo.
“N.P.P.V“ è l’incisione che si vede sopra un pilone del ponte e testimonia che l’epoca del primo grande restauro fu compiuto da Nicolò V nel 1450 e in questo periodo si preferì chiamarlo San Pietro perché conduceva alla Basilica.
Anche la Mole cambiò la sua struttura originaria e fu trasformata in Castello, poi nel secolo XI vi si pose la torre e quando divenne proprietà vaticana, vi furono aggiunti gli appartamenti papali e il lungo corridoio coperto e fortificato, detto Passetto, per rendere più agevole e sicuro il collegamento coi Palazzi Vaticani. La statua bronzea sulla sommità vi fu issata, in segno di riconoscenza, dopo una pestilenza perché la credenza popolare attribuì alla visione dell’Arcangelo Michele che ringuainava la spada la cessazione dell’epidemia che stava imperversando su Roma. Nel regolamento regio augusteo questo rione era incluso nel Circo Flaminio e comprendeva anche il Ghetto che era stato istituito nel 1555.
Sant’Angelo, nonostante le modifiche avvenute conserva l’impronta propria dei rioni limitrofi e le chiese vi abbondano, seppure molte sono state sacrificate unitamente a tanti palazzi, durante la bonifica Umbertina. Quelle rimaste sono vere opere d’arte e sono mete turistiche ambite non meno dei resti dell’impero romano e dell’epoca medioevale che, dall’ultimo Giubileo in poi, sono stati restaurati e resi più accessibili alle visite.

PONTE SANT'ANGELO

Er ponte più cristiano
è quello pieno d'angioli
che porta ar Vaticano
e piace a 'gni cristiano.
Era chiamato Elio
quanno a tre sole arcate
serviva da passaggio
dar Tevere a la Mole.
Ce aggiunzero pé guardia
san Pietro co' san Paolo
e in seguito dieci angioli
coi segni de Passione.
“gni statua tiene un zimbolo
pé cui nostro Signore
fu condannato a morte
in nome dell'Amore.
Cartijo, lancia e chiodi
colonna, veste e dadi
flaggello e Vorto santo
la spugna e poi... la croce
infine... la corona.
'gni vorta che ce tranzito
so' presa da timore
e penzo: “mio Signore
T’è varzo de mori'
sì er monno va così?“


di Lea Mina Ralli
 

Fra le chiese: l’Aracoeli, Santa Maria in Portico, Santa Rita da Cascia; fra i monumenti: il Teatro Marcello, costruito prima del Colosseo, il Portico di Ottavia dove nella chiesa di Sant’ Angelo in Pescheria vi è affissa una Lapide che raffigura l’antica misura che dovevano avere i pesci venduti nell’adiacente mercato ittico , la cui testa eccedente andava per legge ai Conservatori.

 

Ogni costruzione od opera d’arte a Roma si lega a qualche episodio burlesco o leggendario e pure nella piazza Mattei di questo rione la bella Fontana delle Tartarughe sembra essere stata costruita nello spazio di una notte su ordinazione di un innamorato, respinto dal padre di colei che amava, a dimostrazione delle sue possibilità economiche.

 

Altre curiosità sono le edicole per le elemosine a vari titoli che è facile vedere affisse in molte facciate di fabbricati. Una nota particolare merita la Sinagoga di Lungotevere Cenci inaugurata nel luglio 1904 intesa a raggruppare “Le Cinque Scole” che non avevano il significato di scuola come luogo di studio, ma come quello di incontro fra persone provenienti da una stessa località e osservante il medesimo culto. Le principali erano appunto: la Scola Nova, del Tempio, la Siciliana, la Catalana e la Casigliana. La delimitazione del rione Sant’Angelo è la seguente: via del Foro Oilitorio, via Teatro Marcello, via Tribuna di Campitelli, via dei Cavalletti, via dei Delfini, piazza e via Margana, Via Aracoeli,via Botteghe Oscure, via Lorida, largo Arenula,via Sant’Elena, via in Publicola, via S. Maria del Pianto, via del Progresso, riva sinistra del Tevere fino a Ponte Fabricio.

Approfondimenti

il Ghetto,  fu costruito  da  Paolo IV che nel 1555,  appena eletto che  decise di rinchiudervi tutti  gli ebrei viventi a Roma che ammontavano a oltre tremila persone.
L’area di circa tre ettari si estendeva tra piazza Giudea (Santa Maria del Pianto)  il Portico d’Ottavia e le rive del Tevere dinanzi all’isola Tiberina, era circondata da catene e con cinque portoni che venivano chiusi ogni sera. Gli  Ebrei  potevano lasciare il ghetto solo in ore stabilite del giorno e, quando uscivano, gli uomini dovevano portare un berretto giallo e le donne uno scialle dello stesso colore. Il "claustro" finì con Pio IX nel 1870.