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VOGLIA DI PARTIRE
di Lea Mina Ralli

seconda ed ultima parte

La fuggitiva Dorisa si trovava così bene in casa dei congiunti ritrovati che finì per essere soddisfatta di aver  messo in atto il suo atto d'indipendenza perché stava vivendo giornate piene e intense.  
Era stata presentata al Priore del Duomo che fu gratificato nel mettere a disposizione della studentessa l'archivio con interessanti manoscritti.   Vi passava due ore al giorno, la ragazza e prendeva appunti per poter poi elaborare ciò che apprendeva della storia del paese che pian piano stava scoprendo.   
Già pensava alle nuove dispense di storia da dattiloscrivere con la sua firma  e se ne sentiva anticipatamente orgogliosa. Anche i cugini partecipavano alla sua gioia e la gratificavano col loro affetto e esaudendo le sue richieste.      
Nelle loro passeggiate, incontravano spesso persone disposte a raccontare il loro vissuto, inframmezzato da storie di guerra, di emigrazione e leggende paesane  tramandate oralmente che costituivano una mèsse d'informazioni di prima mano.    Le persone più attempate nel raccontarsi  si sentivano orgogliose delle loro esperienze   e diventavano loquaci, rispolverando ricordi belli e brutti che tutto diventava  importante per la curiosa studentessa che stava addentrandosi un mondo del tutto   sconosciuto  e con sorpresa, scopriva che fra quella umile gente si nascondevano pittori naif e artigiani della creta e nelle loro semplici  case trovava esemplari di manufatti che nulla avevano da invidiare alle creazioni di firme famose.  
Era una vera storia dell'arte che avrebbe fatta la gioia di sua sorella Sonia che frequentava il liceo artistico. Attendeva con ansia il suo arrivo e l'avrebbe condotta seco ad ammirare i mosaici e le sculture del Duomo risalenti al trecento e i Codici miniati custoditi nell'archivio ecclesiastico.   In quella settimana godette appieno l'atmosfera pacifica dei boschi. Il canto degli  uccelli che la svegliavano ad ogni levar del sole, l'avevano fatta diventare mattiniera. Non più le sirene e lo strombettio di macchine della città e la fretta spasmodica che rende nervosi e insofferenti.     
Le giornate, più calme e serene predisponevano al meglio ogni lavoro sia manuale che intellettivo; in tal modo erano molto più lunghe e produttive.   Partecipava ai lavori casalinghi di Pierangela e Nicoletta e talvolta scendeva in cantina con gli uomini per cavare il vino dalle botti. Tutto le piaceva di quella vita semplice e attiva.   
Vissuta sempre in città, stava godendo  di un vivere diverso, più appagante e meno stressato.   E non era vero che nelle campagne regnasse l'ignoranza poiché, la storia, la religione e persino gli avvenimenti politici venivano assorbiti con una maggiore saggezza e riflessione, era molto piacevole dialogare con quelle persone semplici e assennate.  
Era il buonsenso a prevalere su ogni ragionamento. Specialmente fra  gli  ex emigranti che, tornati in patria dopo aver vissuto per anni in luoghi lontani e più progrediti, conservavano conoscenze ed esperienze che mai avrebbero dimenticate.  
Di ciò si era avveduta conversando la sera, dopo cena, con Tonino che la sorprendeva perché sapeva di tutto e dai suoi ragionamenti traspariva la rettitudine su cui aveva impostata la sua esistenza.   Raccontava anche la fatica di quei duri anni in miniera che per la stanchezza non aveva avuta mai la possibilità di andarsi a svagare e il suo chiodo fisso era stato sempre quello del ritorno fra i suoi.   Mentre parlava i suoi nipoti restavano a sentirlo assorti e muti e i suoi racconti li avvincevano più delle trame di film.  
La giovane cittadina, faceva tesoro di ogni informazione e con l'aiuto dei paesani che si dimostravano lieti di accontentarla, mise insieme appunti, foto e quant'altro potesse tornarle utile per ripercorrere dalle origini  la loro storia familiare.  
Per diverse ragioni tutta la famiglia attendeva con ansia che giungesse la domenica che doveva portare nella loro casa le ospiti cittadine. Furono ricevute sulla piazza centrale da   Pierangela e Dorisa. Gisella riconobbe subito sua cugina anche se un po' ingrassata dalle ripetute maternità, ma ancora in collera con sua figlia, allontanò questa con la mano ricusandole il bacio, accettando invece l'abbraccio della ritrovata cugina.   Confidenzialmente le due donne si presero a braccetto, incamminandosi  mentre le due sorelle felici di essersi riunite  Dopo essersi abbracciate cominciarono a parlare fitto fitto.    Avevano mille cose da raccontarsi e continuarono fino a casa sua.    Fece piacere a Gisella udire le lodi che Pierangela elargiva all'indirizzo di Dorisa:  "Sai che ti dico, è più brava di mia figlia e se sei disposta a fare il cambio...me la tengo."  Queste parole ebbero il potere di far ritornare il buonumore a colei che si  era prefissa di punire la bravata che l'aveva tenuta in pena e, finalmente diede un bacio a sua figlia.   
Chiacchierando il gruppo giunse alla villetta ove Gisella era cresciuta.    

Le medesime emozioni provate dalla figlia toccarono la madre poiché, come se gli anni non fossero passati affatto, le si presentò come allora.   
Dorisa si avvide dei suoi occhi umidi nell'entrarvi ed era sicura che anche il suo cuore aveva battiti più accelerati.   Per l'occasione la grande cucina apparve  un salotto perché Nicoletta si era premurata di sostituire l'usuale tappeto di velluto  che giornalmente ricopriva il tavolo con un grande centro bianco lavorato all'uncinetto che, di solito, si metteva il giorno di Pasqua.  Un' altro simile ricopriva la vecchia madia con sopra un vaso pieno di rose appena colte.    Il profumo di quei fiori stordirono quasi Gisella che col pensiero tornò al tempo in cui era lei stessa a cogliere le rose.      Dopo la presentazione  dei ragazzi fu la volta di  Pietro che col suo fare allegro disse subito rivolto a Dorisa: "Io neppure me la ricordavo tua madre a quel tempo non guardavo le ragazze, perché ero uno scriteriato e  mi divertivo a tirare di fionda ai passeri di nascosto di mio fratello che era il "serio" della famiglia.    In quella giunse Tonino che raccolse l'ultima frase e nello stendere la mano a Gisella mormorò :"Ecco il serio che si ricorda molto bene di questa "signora cittadina".       
Non so se lei si ricorda che eravamo amici d'infanzia? Vero Gisella?"  Col viso imporporato, Gisella rimase interdetta non sapendo della presenza di Tonino  in casa della cugina.     Mentre i più giovani la guardavano sorpresi, fu pronta rispondere : " Si giustissimo, solo amici d'infanzia, dopo abbiamo prese strade diverse...e io non sapevo che ti avrei trovato qui oggi."  
Quel breve scambio di parole che potevano parere, di circostanza, furono  per Nicoletta e Dorisa  una rivelazione! A quest'ultima era bastato vedere la sorpresa di sua madre, il suo rossore e il lieve puntiglio nella voce, mentre il suo interlocutore sembrava divertito dal suo imbarazzo che, sicuramente aveva calcolato, arrivando per ultimo. L'acuta Dorisa capì subito che l'eroina della storia che l'aveva tenuta sveglia non era altri che sua madre. Fantastico! Ne era contenta e addolorata !   Nelle sue fantasticherie l'aveva quasi odiata la sconosciuta che aveva fatto tanto soffrire Tonino che aveva imparato a conoscere come l'uomo più buono del mondo. Perché non avevano legato quei due?   Buoni e generosi entrambi ed anche esteticamente, avrebbero formata una bellissima coppia... Da quanto aveva saputo era stata la donna a rifiutare l'uomo.    Quello che più la sorprendeva era che, conoscendo sua madre, sapeva quanto fosse semplice e poco esigente perché  non le piacque Tonino?      
Misteri dell'animo umano ! 
In cuor suo, però, decise di trovare il bandolo di quella ingarbugliata matassa.    Pensando a questo mistero, condusse le sue congiunte  a rinfrescarsi e a mettersi in libertà intanto che metteva al corrente sua sorella di quante cose interessanti aveva appuntate nel suo notes.   Da basso salivano gli effluvi di un menù straordinario che la padrona di casa si era premurata di approntare perché sentiva che il ritorno della cugina sarebbe stato  positivo.     La brava donna, senza parlare, aveva capito perché sua cugina avesse ripudiato il paese  e ci teneva a farla sentire in famiglia perché il loro affetto  non  era cambiato.     Si era alzata di buon'ora e si era messa all'opera con farina e uova per fare la sfoglia tirandola sottile col bastone, nel frattempo aveva fatto un bel sugo coi    pomodori novelli e basilico che stuzzicava l'appetito. Poi messo al forno il pollo e le patate era andata a prendere le ospiti lasciando sua figlia, a sorvegliarne la cottura. 
L'allegria dei convitati condì ancor di più le fettuccine, sottolineando con applausi e battimani ogni altra portata. Anche i conversari si susseguivano dato che  dovevano raccontarsi quasi un quarto di secolo di distacco familiare e ve ne erano di cose di cui parlare.   Infine con una eccezionale crostata di amarene, preparata da Dorisa in onore della mamma si concluse quella rimpatriata e, questo dolce, il preferito  di Gisella, fu ancora più gradito sapendolo opera di sua figlia  giacché aveva potuto dimostrare che, lei, alle figliole aveva anche   insegnato a cucinare. Così si disperdeva anche qualche brutto pensiero sulla figlia " scappata di casa"se c'era stato. La glaciale Gisella si era sciolta fra tante  attenzioni e quando disse che non potevano far tardi per non perdere l'ultima corriera,  il volto di Tonino impallidì, cosa che non sfuggì a Dorisa che aveva notato quanto poco egli avesse mangiato per covarsi con gli occhi sua madre.   Era evidente che gli costasse separarsi da lei poco dopo averla rivista.   La mamma era ancora bella e attraente e smessa l'aria severa con la quale era giunta  sembrava ringiovanita e lui pendeva dalle sue labbra per non perdere una parola. Dopo parecchi brindisi, una frase incauta  dettata dalla sua consueta impulsività uscì dalle labbra di Pietro rivolgendosi a sua moglie: "Ma guarda questi due... il tempo pare non sia passato per loro e sono sempre una bella coppia !" La moglie fu pronta a rimbeccarlo: "   Sentite che bugiardo, prima aveva detto che neppure se la ricordava  adesso invece fa delle precisazioni ".         Donato che non parlava quasi mai chiese al padre : Se erano una bella coppia perché non si sposarono?"  Suo padre, ormai lanciato, concluse : "Valli a capire gli sbagli della gioventù...quello fu davvero uno sbaglio fatto proprio da te...scusami Gisella. Te ne andasti in città da un giorno all'altro  lui se ne andò in America."  Nicoletta alla quale la storia di questo amore incompiuto era sempre piaciuta chiese a suo zio: "Ma tu, zio Tonino, gliel'avevi fatta la dichiarazione? "  Stavolta fu proprio lui a prendere la parola: " Eccome ! Proprio quì fuori, vicino alla fontanella e col chiaro di luna e la notte stessa le ho fatto pure la serenata, ma lei, si vede, che  dell'amore di un campagnolo non sapeva che farsene. "  Lo disse con un sorriso amaro  mentre fissava colei che amava ancora e che,  avvampata di rossore stava ascoltando cose  che nessuno si era mai sognato di dirle.  Si sentì accusata e d'impeto portò le sue verità:" Ma quale amore se avevi già una  fidanzata a cinque chilometri da qui e io per questo me ne sono andata. Non volevo essere presa in giro! "  Tonino scattò in piedi sconvolto da quanto stava ascoltando, profondamente turbato.   "Fidanzato? Ma con chi ?  Chi ti ha detto una simile fandonia se erano due anni che non trovavo il coraggio di parlarti!... Mio Dio!  Stento a credere quanto mi dici...ho pensato che era la mia condizione di provinciale che non ti andava a genio.   Mi ero convinto che volevi  andarti a cercare un marito cittadino.   Mi sono sentito respinto proprio per questo....e invece le cose stavano in modo diverso. Non riesco a individuare chi ti ha riportata una tale bugia sul mio conto."   In preda alla rabbia Tonino andava  avanti e indietro mentre stringeva i pugni : " Vorrei sapere chi è stato a rovinare la nostra vita e a calunniarmi ! " A quel tempo, andavo a lavorare a giornata nei campi dei paesi vicini, ma non mi sono mai fidanzato con nessuna.   Aspettavo te...e ancora ti aspetto!"   Mai era stato tanto agitato il povero Tonino e si lambiccava il cervello per trovare la risposta a questo enigma.    " Sono sicuro che solo gente invidiosa ha voluto farci del male, a me e a te! "    Non si dava pace e dopo  quest'ultimo sfogo sedette con la testa fra le mani mentre Gisella  commossa piangeva e tutti gli altri erano ammutoliti.    Pierangela, cercando di ristabilire una atmosfera consolatoria prese a dire che, spesso  è il destino a ingarbugliare certe esistenze, purtroppo.   A sua volta, Pietro intervenne col suo buon senso contadino: " Siete ancora in tempo perché finché c'è vita c'è speranza.  Pensateci e riparlatene con più calma."  Gisella, affranta, disse solo: " Dici bene tu, ma ora ci sono altri doveri non si può essere egoisti."    Lo sconvolgimento di quel pomeriggio pesava un po' su tutti e le ultime parole della madre fecero riflettere Dorisa. 
Aveva forse  voluto dire che senza le sue figlie qualcosa sarebbe potuto avvenire?    Ma lei sarebbe stata ben lieta di avere un patrigno come Tonino  e anche Sonia nello scoprirlo così dabbene, non avrebbe tardato ad affezionarglisi con la certezza che la loro madre vissuta solo per loro avrebbe potuto ritrovare quella parte di felicità che si era preclusa.   Lei e sua sorella ne avrebbero parlato e, se lei, provava ancora affetto  per il suo primo amore, nessuno avrebbe ostacolato il  matrimonio.   La ragazza si convinse che la sua "voglia di partire" le era venuta dall'alto affinché l'adorata madre ricominciasse, da dove era partita, per ritrovare la sua vita di donna completata da un amore che non era mai cessato.    Ripartirono nella tepida serata mentre le ombre della sera stavano avvolgendo il paese e Tonino che le aveva accompagnate al capolinea, nel salutarle fece alla "sua" Gisella una richiesta precisa: "Ti voglio bene come allora e spero di rivederti  perché non intendo più perderti!"                                                  

F I N E