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24 DICEMBRE,
VIGILIA DI SPERANZA
 

di Giuseppe Trabace

 

Una giornata buia e piovosa quel pomeriggio del 24 dicembre. A Roma nei pressi di Piazza Bologna la gente si affrettava per le ultime compere. Molti  portavano delle grandi buste di plastica da cui spuntavano dei pacchetti avvolti in sgargiante carta colorata. Giovanni camminava solitario per Viale delle Province protetto da un ombrello troppo grande, osservava quel via vai con sguardo indifferente. Dentro il suo animo era amareggiato e sconvolto.Quei passanti gli sembravano persone senza volto. Gli pareva addirittura che alcuni di essi  quasi corressero con il viso coperto da maschere carnevalesche. Si scosse, si interrogò sull’assurdità delle sue fantasie. Poi mormorò tra sé "Questo Natale mi disgusta, sono quì a passeggiare senza meta, è l’ora di tornare a casa e di abbrutirmi con tanta televisione zuccherosa  dove  belle pupe, naturalmente poco vestite, ripeteranno all’infinito che oggi siamo tutti più buoni e solidali verso il prossimo, e domani? Chissà!".
Lo aspettava una casa buia e vuota. Solo un anno prima Ester, la sua compagna, lo aveva lasciato dopo otto anni che stavano assieme. Era una coppia senza figli come tante altre. Dopo l’iniziale passione amorosa il solito tran tran, poco dialogo, molta attenzione alle spese, qualche litigio astioso, sempre voluto da lui, su dove andare in vacanza sia pure per non più di quindici giorni in un anno. Amici pochi, si frequentavano di sovente con un’altra coppia più giovane di loro. Dei due il più allegro e disinvolto era Claudio mentre la moglie Isa era riservata, quasi scontrosa. Organizzava delle seratine mica male quel Claudio. Senza preavviso si presentava con i biglietti già acquistati per un spettacolo teatrale d’avanguardia o li portava in qualche localino accogliente dove si suonava del buon Jazz. Era una piccola boccata d’aria per Ester ma Giovanni sbuffava rimpiangendo le sue pantofole, il suo libro giallo, la partita di calcio in tv……. Ester scherzava volentieri con Claudio anche se gli occhi di Isa tradivano bagliori di rabbia quando il marito andava un po’ oltre. Giovanni quasi sempre taceva masticando il suo sigaro acceso e limitandosi ad emettere qualche suono di approvazione poco convinta. L’amore tra Giovanni ed Ester sembrava spento o quasi, eppure lui ad un tratto cambiò. Gli parve di vedere, allorché incontravano Claudio,  che l’espressione di lei mutasse, il sorriso fosse più dolce, il suo corpo si tendesse come una corda. Una sera dei primi di dicembre, tornando a casa dopo aver cenato con i due amici in un minuscolo ristorante al centro di Roma, Giovanni sbottò con voce alterata "Sembravi non lasciarla mai la mano di Claudio quando ci siamo salutati, non ti è importato nulla nemmeno quando Isa ti ha fulminato con lo sguardo! Ma tu credi veramente che io me ne starò a guardare?". Ester non rispose ma la sua occhiata di delusione profonda non gli sfuggì. Per giorni il gelo calò sui due, Giovanni chiuso nei suoi cupi pensieri, Ester incapace di reagire alla situazione che si era creata. Pochi giorni prima di Natale Giovanni, rientrando a casa, trovò sul tavolo del salotto un bigliettino. Ester gli diceva con poche frasi che non poteva sopportare più i suoi sguardi di rimprovero, che non rimpiangeva nulla ma che la loro storia era finita. Stracciò quel biglietto con rabbia, si stordì ingurgitando molti bicchieri di cognac, poi cadde in un sonno profondo.
Il tempo passò, lui non  la cercò, probabilmente si era rifugiata presso una sorella più anziana che viveva da sola al Prenestino. Ester, poi,  godeva di un vitalizio e non si fece mai sentire per un aiuto economico.Eppure non riusciva, nonostante ogni sforzo, a dimenticarla, quella casa gli sembrava un sepolcro, sentiva che quella presenza discreta della donna aveva alla fine riempito una vita, la sua, così priva di valori. Anche quegli abbracci impacciati che di rado si scambiavano un tempo nel buio della loro stanza ora erano un ricordo gradevole. Pensava l’uomo che forse si erano voluti bene ma che era mancato un qualcosa che non sapeva spiegarsi. I mesi di quel brutto anno trascorsero tristi anche se spesso durante la giornata, quando usciva o rincasava, Giovanni,  si sentiva come osservato da qualcuno. Non sapeva chi fosse, ma  in quei momenti il senso di vuoto che lo attanagliava pareva dissolversi
Quella sera del 24 dicembre si avviava meditabondo verso la sua casa quando passando dinanzi ad una chiesetta sentì un coro di voci di fanciulli che intonavano un notissimo canto natalizio. Già anche lui  da ragazzo aveva fatto parte di un coro presso la parrocchia del suo quartiere, ricordava la gioia di vedere fondere la sua voce con quella degli amichetti, l’entusiasmo di cantare quegli inni per salutare l’arrivo tanto atteso del divino bambino. Entrò nella chiesa, quei volti dei ragazzi del coro,coloriti per l’emozione,davano un senso di serenità e di pace.Da quanto tempo aveva dimenticato tutto ciò? La sua vita era stata un susseguirsi di giorni sempre eguali senza mai interessarsi al prossimo che gli era d’attorno. I suoi desideri? Quelli di soddisfare i bisogni materialistici, chiuso ad ogni idealità. Una donna forse lo aveva amato, ma lui l’aveva prima ignorata e poi ingiustamente offesa. Ad un tratto si sentì di nuovo osservato, si voltò di scatto ed ecco a pochi metri da lui, sul fondo della chiesa  Ester che lo guardava intensamente con gli occhi umidi di lacrime. Capì subito che quella donna, che sembrava scomparsa, da mesi lo aveva seguito, aveva contato i suoi passi, a suo modo non si era allontanata del tutto. Le si avvicinò, la prese delicatamente per un braccio, uscirono dal luogo sacro. Si guardarono profondamente negli occhi, come da tanto tempo non succedeva, poi lei a voce bassa “ Giovanni, lo so che hai tanto sofferto perché me ne sono andata, la colpa è stata anche mia, non ho saputo capirti, non ho accettato che mi credessi quello che non ero, non ho però saputo fare a meno del tutto di te, ho rimpianto perfino i nostri silenzi. Non ce la faccio a guardarti da lontano anche in questa sera particolare, di speranza per tutti. Se vuoi torno con te“. Giovanni non disse nulla, le accarezzò il volto, le circondò le spalle con il suo braccio. Si incamminarono nella notte.

 

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